Incontro con Marko Fon, il Carso, la Vigna e la Terra

28 Giugno 2013

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Da molto tempo si parlava di andare a trovare di persona Marko Fon, vignaiolo naturalista, libero, indipendente e molto, molto di più. Libero nel pensare e nel fare i vini. Attento ascoltatore della natura, vive letteralmente in essa.
Lavora manualmente e assiduamente nelle vigne, da cui ottiene dei vini eleganti e indimenticabili. Autoctoni Vitovska, Terrano e soprattutto Malvasia, che declina in più forme.
Grandiosa è quella della vigna centenaria dei 4 Stati, che là si sono alternati!
Ecco come è andata.

Giugno 2013.

Finalmente andiamo a trovarlo. Brje pri Komnu, pieno Carso/Kras. Il monte San Leonardo (Lenart) a separarci da Samatorca.
In questo piccolo paese vive Marko Fon, giovane viticoltore, persona umile e dalle idee ben chiare, forti e decise.
Abbiamo passato alcune ore assieme, assaggiato alcuni dei suoi vini (che spariscono), passeggiato nella vigna.
Ne veniamo fuori contenti e spaesati. Alcune prospettive che Marko ci ha indicato ci fanno riflettere su dei luoghi comuni del vino. Ed essere spiazzato e riflettere, ci piace.

Le regole non ci sono. Si lavora ascoltando la natura, è lei che comanda.

Gran parte della chiacchierata verte sulla vigna e sulla pianta. Quel che succede in cantina viene dopo.

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Le vigne di Marko.

Marko cura circa 4 ettari di vigne, divise fra 6 paesi, attorno a Brje.
Questo è il limite scelto e imposto dal suo modo di lavorare, di vivere. Indipendente. La produzione e i terreni non possono aumentare per la grande mole di lavoro manuale che si deve fare in vigna.
Piccoli appezzamenti sparsi e immersi in una ricca biodiversità. Qua la monocoltura è vista come impoverimento per la natura e per noi.
Marko cura personalmente tutte le piante, e a lui piace la relazione che si instaura con la vigna. Delegare altri non è per lui, il rapporto con il vino e la terra è intimo e sa che altri non lavorerebbero come lui. In questo senso si contrappone ai moderni vignaioli, che troppo spesso indossano i panni dei venditori.

La diversità è ben visibile dai tipi di impianti presenti in vigna. Pergola, planta, guyot…
Il planta in particolare è un impianto molto vecchio in cui le viti sono libere, non costrette, e tendono ad allungarsi fino a raggiungere anche i 5 metri.
Il famoso impianto guyot, da tutti percepito come unica via per la qualità. Nei pensieri di Marko, guyot è sinonimo di velocità, di semplicità e la sua larga diffusione in realtà cela un abbattimento dei tempi e dei costi di lavoro. Questo non vuol dire demonizzarlo, ma spiegarlo. Lo stesso Fon usa guyot, laddove lo ritiene la soluzione migliore.
Qualità e quantità. Il discorso della bassa resa va preso con le pinze, la bassa resa è un fenomeno recente, legato al guyot. Le vigne vecchie esulano da questo fenomeno, eppure danno le uve e i vini migliori.

La potatura

La potatura in vigna è il lavoro più problematico in viticoltura. Significa andare dentro il sangue delle piante, di un organismo vivente. Bisogna trovare il giusto equilibrio in questo lavoro, così come nel risultato finale, in bottiglia. Bisogna capire e ascoltare le viti.
Marko lavora molto con le vigne vecchie e ne ha recuperate diverse, alcune anche a piede franco.
La vigna vecchia comanda lei! Ha un impianto radicale molto complesso ed è più resistente. Non si può andare in campo e potare a tavolino. Bisogna lasciarla vivere e crescere, come ha sempre fatto.
Sul Carso la viticoltura ha radici lontane e i contadini hanno sempre saputo cosa fare e dove farlo.
Tutte le vigne più vecchie sono in posti dove c’è più terra, per permettere alle radici di andare a nutrirsi
”.

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Poi c’è l’aspetto della terra riportata…

Si, sul Carso c’è sempre stato questo aspetto, è quasi una tradizione. Ma non è per forza bella, devi porti un limite, capire fino a dove puoi spingerti.
Solo la vitovska va bene dove c’è meno terra, è la più vigorosa delle tre uve autoctone (terrano, malvasia e vitovska). Ha delle radici che si muovono bene e trovano tutti i nutrimenti di cui ha bisogno la pianta.
Fra i contadini si è sempre detto che dove muore una malvasia, là si pianta una vitovska
”.

Vigna inerbita o no?

Guarda, in vigna si lavora a seconda del tempo e del terreno. Se c’è tanta pioggia, allora il verde dell’erba e di tutte le piante spontanee aiuta ad asciugare la terra e ad evitare i ristagni. Se l’annata è secca, il troppo verde può andare in competizione con la vite”.

Trattamenti

Partiamo dal presupposto che cerco di ridurre i trattamenti al minimo. Detto questo, evito i prodotti sistemici e tutti gli insetticidi. In vigna uso solo il rame, ma sto valutando la possibilità di eliminarlo. È pur sempre un metallo pesante e negli anni si deposita in quantità nel terreno.
In vigna uso le alghe marine e soprattutto tanto tanto lavoro manuale, pianta per pianta
”.
(Ci mostra come va a controllare manualmente che le foglie non siano troppo umide e non ci siano ristagni d’acqua!)

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I vini

Marko Fon coltiva il terrano, la malvasia e la vitovska, più una microproduzione di chardonnay, unica concessione agli internazionali.

Assaggi

Vitovska 2011
Annata difficile, calda fino ad autunno. La vendemmia è stata tardiva e notturna, per non raccoglierla calda. L’uva era ben matura.
Abbiamo fatto una macerazione corta, senza controllo della temperatura. La fermentazione è partita da sola, senza lieviti aggiunti. I lieviti che si sviluppano sull’uva, sono ogni anno diversi. È il bello della natura ed è una grossa differenza coi lieviti selezionati, sempre gli stessi
“.
Malvasia 2011
Vale lo stesso discorso fatto per la vitovska. Questa versione della malvasia fa solo acciaio e proviene da vigne giovani per lo più.
La Malvasia 2011 Riserva proviene invece solo da vigne vecchie, oltre i 40 anni. Stessa annata, stesse condizioni. Vino profumato, lungo e persistente. Un gran bicchiere, mai esagerato e prepotente. Giusto.
Assaggio finale del Terrano 2011 dalla botte. Un vino che deve ancora uscire e già si preannuncia grande e ricchissimo. Veramente.

Il Terrano

Marko non fa i vini perché deve essere sul mercato, li fa quando sa che possono uscire bene. Il Terrano viene fatto solo nelle annate giuste, come il 2011. A inizio giugno (2013) per come è andata la stagione e per come stanno le vigne, ha già deciso che probabilmente quest’anno non sarà adatto al Terrano, e per lui è un discorso pressoché chiuso.
Non si può descrivere un metodo standard di lavoro per Fon. Ogni anno opera in cantina (così come in campo) per trovare il tanto agognato equilibrio e per fare il vino che piace a lui. Un vino pensato, riflessivo, ma spontaneo.
Al di là di tanti descrittori, se dovessi trovare una nota comune direi che i vini Fon perseguono e centrano l’obiettivo fondamentale nell’equilibrio e nell’eleganza. Mai vini sfacciati e muscolari. Vini giusti come direbbe l’amico Klabjan.

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La vigna dei 4 Stati

Concludiamo la visita passeggiando in vigna. La vigna dei 4 Stati.
La vigna dei 4 Stati è una vigna di malvasia a piede franco. Nessuno può datarla, perché ci dice Marko, nessun testimone della sua nascita è ancora in vita. Ha più di cent’anni ed è detta dei 4 Stati per i 4 passaggi di testimone a cui ha assistito. Impero Austro Ungarico, Italia, Jugoslavia e Slovenia. È una piccola e bellissima particella, che si trova a Gorjansko. Marko la cura assieme al suo amico Marko Tavčar di Kreplje (ci torneremo) e si dividono i frutti.
Attualmente Marko Fon sta imbottigliando una malvasia da questa vigna chiamata proprio 4 Stati. Un prodotto potente e particolare che cela un lavoro faticosissimo e amorevole in questa vigna. Recuperarla è stato un atto di passione.
La vigna è bella, le viti forti e dalle forme svariate. Fra i filari l’erba è molto alta e così le piante spontanee. E poi ci sono diversi alberi da frutto. Il ciliegio, il susino, il pesco… biodiversità appunto.
Una vigna indimenticabile!

Complimenti e a presto con il Terrano 2011, finalmente in bottiglia!

Foto di Marco Pilia

Un commento su “Incontro con Marko Fon, il Carso, la Vigna e la Terra

  1. Francesco

    Ho assaggiato in questi giorni , per la prima volta la malvasia 2014 e me ne sono letteralmente innamorato.
    E ‘ stato per me come un piacevole viaggio nel passato. Io sono ligure e ho ritrovato nella Malvasia di Fon quella sapidità che viene dalla presenza non aggressiva di un mare lontano ma presente anche nelle rocce e nella terra .
    Mi ha ricordato i vini buoni della mia giovinezza quando i contadini coltivavano la vigna per il loro unico piacere.

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