Ascoltare se stessi per creare progetti concreti

24 settembre 2018

All’inizio del percorso Ulab, viene proposto il tema dell’Ascolto. Ecco che per iniziare un percorso di trasformazione ed espressione personale, iniziamo dall’ascolto – questa parola può avere più significati, e quelli proposti sono:

Listening to your own intention or to what life calls you to do (listening to oneself), ovvero

ascoltare la propria intenzione o ciò che la vita ti chiama a fare (ascolto di se stessi);

Listening to your core partners in the field (listening to others),

ascoltare i tuoi partner più vicini nel “campo” (ascolto degli altri);

Listening to what you are called to do now (listening to what emerges),

ascoltare a che cosa sei chiamato a fare ora (ascolto di ciò che emerge).

Ciò che possiamo osservare in questi tre punti, è che l’ascolto di se stessi è un passo fondamentale, e sostanzialmente non c’è altro punto di inizio possibile. Spesso crediamo che per iniziare un progetto bisogna creare subito una struttura, una “architettura” operativa. Se certamente questo è vero nella fase di sviluppo, in realtà inizialmente abbiamo bisogno di una profonda pratica di ascolto di noi stessi. Insieme a questo momento di ascolto di sè, scegliamo di entrare in ascolto anche degli altri, di quelle persone che per noi hanno un ruolo significativo. Questo ci permette di bilanciare la nostra prospettiva interiore con il mondo esterno, con l’esperienza professionale e di vita degli altri che possono supportarci.

E poi, l’ascolto di ciò che emerge ora. In genere siamo così presi dal fare e dall’agire quotidiano, che non diamo spazio di ascolto ai nostri bisogni più profondi. Quelli insomma che “anche se tutto va bene” ci fanno sentire a disagio o per così dire, che “manca qualcosa”. Quei campanelli interiori di cui a volte non riusciamo a decifrare completamente il messaggio, ecco quelli sono segnali di qualcosa che vuole emergere ora, in noi, ma che non sa come fare. Perchè probabilmente è qualcosa che cambierebbe la situazione, cambierebbe alcune abitudini. Insomma, sarebbe qualcosa di creativo e affermativo di noi stessi, del nostro sè autentico. Questa “emersione” è trasformativa e non c’è forse modo migliore di darle spazio del percepire che cosa sento e desidero adesso. Non domani, non fra un mese. Adesso.

Potremmo chiederci tutti insieme, ora, a che cosa siamo chiamati in questo momento della nostra vita – in concomitanza con l’equinozio autunnale, che ci aiuta a fare ordine e a stabilire confini e limiti, per darci spazio (personale, di coppia, di gruppo).

Rispondendo a livello personale, io ho deciso di dare spazio alla scrittura, alla narrazione, allo storytelling, alla creatività sensibile, all’embodiment. In questo momento sento che la vita mi chiede di essere me stessa e di accedere alle mie risorse interne; ed esprimere tutto questo non solo a parole ma nei fatti (nelle scelte).
Scelte in linea con la mia sorgente interiore.
Il mondo può cambiare solo se accediamo alla nostra verità individuale più interna. E’ un cammino. Camminiamo.

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