«Basta lamentarsi!». Metodo e idee per far fiorire il cambiamento, a Muggia e non solo

12 giugno 2018

[Il presente articolo, scritto originariamente per la rivista ‘DiPiU”, racconta il lavoro fatto da un team composto da Barbara Razzini, Aleš Pernarčič e il sottoscritto Enrico Maria Milič su mandato del Comune di Muggia e del GAL Carso. Il lavoro, ispirato alla Theory U, ha il fine di sviluppare il cambiamento del sistema turistico di Muggia, una cittadina di origine veneziana al confine tra Italia e Slovenia]

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«È ora di smetterla di lamentarsi. Non abbiamo bisogno di tanto per cambiare la nostra cittadina. Senti, a proposito, ho un’idea: un concorso per rendere più bello il nostro porticciolo veneziano, facendolo addobbare da vasi, fioriere e fiori, con l’aiuto di tutti i miei concittadini che hanno voglia di aiutare». Sono le parole e il sogno che ho raccolto da Elena Furlani in un’intervista condotta a febbraio 2018 a Muggia, Trieste.

L’intervista fa parte del lavoro sul campo, cioè del secondo capitolo di un progetto condotto da un team sul territorio di Muggia, per conto del Comune di Muggia stesso. Il progetto, partito a dicembre 2017, intende organizzare la promozione turistica del territorio rendendo soddisfatti i privati dopo vari tentativi falliti negli anni passati. Il progetto si sta dipanando in questi capitoli: un questionario rivolto alle aziende locali coinvolte nel turismo; un lavoro sul campo con interviste di approfondimento ai rispondenti dei questionari; due laboratori di co-progettazione tra aziende; la messa in campo dei prototipi di progetti di promozione turistica, azione che è attualmente in corso.

Il grande fattore di entusiasmo del progetto partito a dicembre 2017 è, sensazioni alla mano, quello di connettere i partecipanti ai loro sentimenti generativi ovvero, come direbbe Otto Scharmer, di «rendere il sistema capace di vedere sé stesso». Di fronte a oltre 60 persone, in effetti, il primo marzo 2018 ho illustrato una presentazione di sintesi sui risultati dei questionari, delle interviste e dei laboratori con le aziende.

Nella presentazione del primo marzo ho suggerito che, come se fossero due parti di una stessa valle, con un versante al sole e uno in ombra, le 20 aziende muggesane sondate presentano due facce: una funerea e l’altra ottimista. Alcuni dati illustrano al meglio queste facce.

Per iniziare, guardiamo alla faccia funerea. Alla domanda del nostro questionario «Come valuti la collaborazione passata tra privati e enti pubblici per lo sviluppo del turismo a Muggia?», 17 aziende su 20 hanno risposto “male” o “molto male”. Nelle interviste sul campo, le aziende mi hanno inoltre detto: «il Comune è fermo»; «il problema del nostro turismo è la mentalità dei muggesani»; «se tu non segui questi miei suggerimenti, allora non si smuoverà nulla». Le parole delle aziende muggesane rivelano come una loro tendenza sia quella di scaricare su altri gli errori collettivi del passato, nonché la progettazione del futuro e la responsabilità, del resto nutrendo per gli altri poca o nessuna fiducia.

Ma esiste, nella stessa comunità e spesso nelle stesse persona, un’altra faccia: una faccia ottimista, cioè un altro modo di guardare alla vita insieme e al proprio ruolo nella collettività. Alla domanda del questionario «Quanto pensi che sarà importante nel futuro la collaborazione tra privati, Comune di Muggia e altri enti pubblici per lo sviluppo del turismo a Muggia?», 19 aziende su 20 hanno risposto positivamente: “importante” o “molto importante”. Gli imprenditori mi hanno detto di persona, inoltre: «dobbiamo far amare questo posto, sia ai muggesani che ai turisti e dobbiamo fare noi qualcosa in prima persona, per questo»; «dobbiamo iniziare ad ascoltarci e a fare squadra»; «fammi lavorare con gli altri!»; «voglio essere presente e a disposizione»; «voglio realizzare un’idea e possiamo farcela da soli, senza i soldi pubblici, magari col sostegno degli altri privati». Da queste altre parole emerge un altro approccio degli imprenditori, generato da visioni e sensazioni positive e ottimiste verso il lavoro futuro con la collettività.

È un approccio che parte da una consapevolezza di ogni persona rispetto alle sue intenzioni e obiettivi, nonché al mondo di relazioni in cui vive. È una consapevolezza che dà per scontato che il primo passo è essere a pieno titolo protagonisti individualmente, per esserlo poi collettivamente, magari integrando solo in seconda battuta fondi e azioni messe in campo dall’alto, ovvero in questo caso dal Comune (uno dei diagrammi di sintesi proposti ai partecipanti è stato quello per cui il Comune non è un ente “sopra” i comuni mortali, ma semplicemente accanto, vedi quanto segue).

Il turismo sostenibile, in destinazioni di nicchia, ha un estremo bisogno di strumenti e metodi utili alla co-progettazione e all’elevazione della comunità. In questo senso la Teoria U sviluppata da Otto Scharmer del MIT a Boston sembra decisamente utile per questo settore economico, su cui l’Italia ha così tante potenzialità da sviluppare. Seguendo i suggerimenti della Teoria U, abbiamo proposto alle aziende muggesane di connettersi ai loro sentimenti generativi e lavorare su quelli, per realizzare al meglio il futuro e una collaborazione utile tra di loro.

Formato dentro il corso “u.lab 2017”, il team di lavoro che sta guidando il progetto fa riferimento al GAL Carso, un consorzio finanziato dall’UE che, secondo i Regolamenti Europei, deve lavorare allo “sviluppo guidato dalla comunità locale”. Il Comune di Muggia è socio del GAL e ha dato mandato al GAL stesso di realizzare il progetto per la riorganizzazione della promozione turistica. Fanno parte del team, oltre all’autore di questo articolo, anche Aleš Pernarčič e Barbara Razzini.

Nel corso della programmazione europea in corso, 2014-2020, il GAL ha condotto altre iniziative di consultazione e co-progettazione, anche su scale territoriali più ampie e arrivando a coinvolgere nel 2016 circa 150 aziende agricole e del turismo. Ma la formazione ricevuta da u.lab ha aggiunto una dimensione di maturità a questo lavoro di sostegno e sviluppo del territorio, soprattutto in due ambiti che a posteriori ci sembrano di enorme valore. Si tratta, per primo, dell’ascolto profondo ovvero della connessione del team alle dinamiche emotive di fondo delle imprese verso il futuro. L’importanza di guardare al ‘versante al sole’ di ognuno, nel contesto di Muggia, l’ho chiarita qua sopra ripercorrendo le parole degli imprenditori ma va sempre sottolineata perché è la chiave della volta sulla quale far passare il cambiamento.

Il secondo salto di qualità registrato a Muggia, nel nostro lavoro, è stato quello di proporre alle aziende stesse di lavorare intorno a sei prototipi con la modalità del coaching circle di u.lab: questo ha creato delle dinamiche di ascolto profondo tra azienda e azienda, tentando di allontanare tutti da giudizi, proposte di soluzioni pratiche e ogni altra modalità relazionale che svaluti o sia irrispettosa della creatività, dell’esperienza dei singoli partecipanti e, in ultima analisi, della sacralità dell’individuo come portatore di cambiamento nel mondo.

I prototipi in fase di sviluppo a Muggia sono capaci di entusiasmare e sono non per caso il frutto di un metodo che vuole sollecitare la creatività residente tra le persone, ovvero “il futuro che vuole emergere”: la valorizzazione della Biblioteca Beethoveniana di Muggia, ovvero la più grande collezione privata in Europa su Beethoven; il disegno di un nuovo tracciato ciclabile tra Istria in Italia e in Slovenia; la creazione di un nuovo parco in un bosco che permetta agli ospiti di conoscere e interagire con gli animali; una nuova agenzia turistica di incoming; un nuovo infopoint turistico; e l’iniziativa “Infioriamo il porticciolo”, che in questi giorni sta riempiendo di decine di vasi infiorati il mandracchio di Muggia.

PER APPROFONDIRE
La storia di Elena, l’ideatrice di ‘Infioriamo il porticciolo’
Il sito sulla Theory U di Otto Scharmer del MIT
Il profilo dell’autore di quest’articolo, Enrico Maria Milič

L’AUTORE DELLE BELLE FOTO IN QUESTA PAGINA È FULVIO E. BULLO

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