Storia di Elena, di maggio in porticciolo a Muggia

17 maggio 2018

di Enrico Maria Milič

Quel giovedì sera a Muggia, sono sbucato dal vicolo oltre Caliterna e sono apparso in porticciolo. Ma è il porticciolo nuovo che è apparso a me: decine di nuovi punti fatti di fioriere, vasi coi fiori sui davanzali, fiori nei bar, nelle trattorie, accanto alle barche. Qualcosa è cambiato in porticciolo e lo senti nell’aria, nei suoi colori. Tutto merito di Elena.

Ho conosciuto Elena Furlani a febbraio, quando è iniziata questa storia. Elena è un’ostessa nata: il suo locale che sia piccolo o grande è curato nei dettagli, a partire dai cibi e dalle bevande offerte, fino ai ninnoli che lo arredano, attenzione al centimetro quadro. Ti squadra in mezzo secondo, probabilmente fa qualche analisi su di te, sono sicuro che ognuno viene accolto come ognuno si aspetti, ammesso che tu non gli vada per traverso. Con me poteva permettersi un approccio un po’ più easy, sembra, quando mi sono presentato per intervistarla e approfondire i propositi che lei stessa aveva inviato ai due enti pubblici per cui lavoro a Muggia, per aiutare il turismo locale.

«Senti, ho un sacco di idee su cosa si può fare, senza grandi investimenti pubblici o chissà cosa», mi ha detto Elena tra le prime battute. Trasuda entusiasmo perché, mi sa, le prudano le mani di sistemare, fare con creatività e passione, prendersi cura delle cose, difenderle, valorizzarle. «Per esempio, pensa ai gerani sui balconi dei paesini dell’Alto Adige», continua, chiacchierando con me nella sua attuale gelateria a Muggia. «Pensa che bello: una cittadina piena di fiori tanto quanto un villaggio tirolese».

«Fantastico. Ma… per iniziare è tanta roba. Cosa possiamo organizzare che sia più piccolo e di successo certo, senza chiedere che partecipino tutti i 13mila muggesani?».
«Te ga ragion. E se pensassimo solo a infiorare il porticciolo? Te sa, mi son nelle compagnie del carneval, podessimo coinvolgerle. E poi le associazioni sportive, i fiorai de Muja…».

E così è partito tutto.
Ha coinvolto decine di gruppi, famiglie, aziende, proprio affrontando il drago più cattivo, quello che sta dentro ognuno di noi e ci fa dire: «tuto fa schifo, la mentalità dei altri xè un disastro, no se pol far gnente».
E’ sormontata sui casini ineluttabili di burocrazia e affini.

La sera di giovedì 10 maggio sono entrato nel porticciolo, trascinato in un’altra dimensione da Elena.

Tanti turisti e soprattutto muggesani, pian piano, si accorgeranno di quella dimensione.

Quella dimensione potete chiamarla auto-organizzazione dei cittadini, autarchia, prendersi cura collettivamente della propria città, buoni propositi realizzati insieme.

Quella dimensione, per certo, è quella in cui Elena è un’ostessa nata, ma anche una miccia per il cuore degli altri.

[nelle foto, scattate da me, Barbara Razzini, Elena e altri muggesani, ci sono i vari stage dello spettacolo di fiori creato a Muggia, da febbraio fino a giovedì scorso. La pagina Facebook da seguire è Infioriamo il Porticciolo di Muggia]

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