Lussingrande. Storia del nome, di Noyes Piccini Abramich

7 febbraio 2018
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una storia raccolta da Enrico Maria Milič

C’è una piccola pietra preziosa che nel 2006 raccolsi nel corso del mio lavoro sul campo, da antropologo, a Lussìn (Lošinj, Lussino…). E che condensa quello che per me e molte altre persone è il significato delle nostre storie, che abbiamo vissuto, sentito e raccontato vivendo il nostro territorio.
La protagonista è una signora di Lussingrande, che nel 2006 aveva 83 anni.
Eccola.

«Così… sei venuto a sentire le nostre storie dolorose…

«La mia famiglia era divisa. Alcuni si sentivano croati. Altri si sentivano italiani.
Mio padre si sentiva orgogliosamente italiano mentre mia nonna, sua mamma, si sentiva croata.
Quando nacqui, mia nonna insistette perché prendessi il nome ‘Neda’, che in croato è la combinazione di due parole: ‘Ne’, che significa ‘No’ e ‘Da’, che signifca ‘Sì.
Mio padre andò a registrare la mia nascita.
La decisione che prese forse era per farla arrabbiare, ma forse per trovare un compromesso.
Tornò a casa e le fece vedere il documento. Mi aveva chiamata ‘Noyes’ cioè ‘No’ e ‘Sì’, ma in inglese.
Non so se mia nonna sapesse l’inglese…»
Noyes Piccini Abramich, ex presidente della Comunità degli italiani di Lussìn.

Amo questa storia. Non solo perché trovai squisita e colta la persona che me la raccontò. Non solo perché è sorprendente.
Ma anche perché in poche frasi condensa la tensione emotiva tra quello che ci sentiamo e quello che ci dicono che dobbiamo essere, calata in un momento ancora più caldo e universale come quello della nascita di un nuovo essere.

Ovviamente è una storia che rappresenta alla grande noi, tra il Carso e Cherso, passando per Trieste e dintorni.
E a differenza di tante altre nostre storie, questa consente ai protagonisti di superare in maniera geniale e leggera i dolorosi conflitti e eterni dilemmi sul chi siamo. Almeno per il tempo della storia.  Enrico Maria Milič

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