La rivoluzione dei kmet rossi

31 agosto 2015

Il recupero di 8.237 ettari persi dall’agricoltura negli ultimi 50 anni in Carso potrebbe essere un’opportunità. L’obiettivo non è solo ampliare i risultati dei nostri contadini che hanno partorito produzioni di qualità ed ecologiche, completamente estranee al sistema agro-industriale. Ma sovvertire l’ordine sociale che, per gli under 40 che leggono quest’articolo, è decisamente una necessità (da #cartadebora, numero 2, il giornale cartaceo di Bora.La)

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La mia ispirazione è arrivata trapiantando cavoli e cavoletti in un campo del Carso ad inizio luglio 2010, quando ho iniziato un percorso di confronto coi miei sentimenti e con quello che mi fa star bene, privatamente e professionalmente. Con Čibo.Sì e Joseph, dal 2010 ad oggi ho organizzato svariati corsi di orticoltura ed eventi in campagna, rivolti ai locali ed ai turisti, tra i campi del mio paese adottivo (Pliskovica) e la mia città di nascita (Trieste). Ho integrato nel mio vocabolario una delle lingue dei miei avi, lo sloveno. Il risultato economico del mio rimbalzo sulla terra non è mai stato ai livelli del decennio precedente ma il benessere emotivo e spirituale è stato ai livelli più alti. E se uno può cambiare la propria vita almeno un po’, come ho fatto io, sono certo che può dire la sua sulla riforma dell’attuale ordine sociale.

PROBLEM, THE PROBLEM, EL PROBLEMA

Pertanto vi propongo i passi per il sovvertimento dell’ordine sociale.
Suggerisco che a fare i passi per primi siano gli under 40 del territorio della Bora o, meglio, le categorie che seguono. Quelli che hanno una laurea inutile per il sistema del lavoro dominante. Che sono giunti al disgusto per le cinque collaborazioni a progetto contemporanee che la ‘cultura della flessibilità’ li ha portati a fare. Che stanno meditando di bannare Facebook dalle loro vite visto che sì, certo che aiuta nella promozione, ma è l’ennesimo casino da gestire. Che provano gusto e recuperano un senso di vita solo da quell’ondata di energia che arriva dalla natura, dai campi, dal cibo sano locale e condiviso, dal trekking, dallo yoga, dalla terra.
«Sì, ok, te son un mulo bravo e cocolo», è la risposta di default di chi mi ascolta, soprattutto di chi è over 40 e un lavoro affermato e sicuro ce l’ha, che non ha bisogno di un cambio radicale.
Per capire a che ordine sociale può aspirare questo popolo, verifichiamo lo scenario di crisi. Scuserete le spannometrics, ma valuto che il tempo che investirete sul mio articolo non sarà più lungo di altri 10 minuti.

 

IL CONTESTO, KONTEKST, THE CONTEXT 

10300699_10205750422273376_5576832937417733650_n[One. Uno. Ena]
E’ una catastrofe globale: quell’accrescimento delle ricchezze nelle mani di pochi e il loro dominio dilagante sul resto della popolazione con il parallelo crescente stupro dell’ecosistema. L’avete vissuto sulla vostra pelle negli ultimi cinque anni.
[Two. Due. Dva]
Sono problemi italiani nazionali: la disoccupazione giovanile connessa con il disastro sociale e psicoemotivo dello stile di vita ‘flessibile’ imposto a un pezzo di società. Solo sul segmento 15-24 anni, i disoccupati sono il 40,9%, secondo Istat a giugno 2015.
[Three. Tre. Tri]
E’ la marginalizzazione storica dell’agricoltura carsolina e triestina. Negli ultimi 50 anni, in completa controtendenza coi trend italiano e globale, la superficie agricola utilizzata in Provincia di Trieste è diminuita del 78%, passando da 10.500 ettari utilizzati da fattorie a 2.263 ettari. Questo vuol dire 8.237 ettari persi.

Se pure una parte di questi 8.237 ettari carsolini persi sarà stata mangiata dal cemento o dal bosco, questo dato segnala che di terra su cui lavorare in Carso ce n’è. Che farne? Voltiamo lo sguardo verso i rossi campi oggi ancora coltivati dai nostri kmet (agricoltore, in sloveno).

I nostri kmet rossi sono stati ritratti negli ultimi anni come i protagonisti di “un’agricoltura eroica”, dove per produrre una botte di vino bisogna spaccarsi la schiena su una delle terre con più pietre, meno fertilità e zero acqua tra quelle conosciute in Europa. I nomi più affermati del vino locale come Zidarich, Skerlj, Lupinc, Škerk, Vodopivec, Kocijančič, Čotar, Fon, Renčelj sono le etichette di piccole aziende agricole artigianali e creative che della scarsità di risorse hanno fatto virtù, affermandosi anche lontano dal Carso. Solo leggendo i primi quattro nomi di questa lista, ricordiamo la conquista di svariate chiocciole nazionali Slow Food e di altri prestigiosi riconoscimenti nazionali.

Con questi vignaioli e altri agricoltori in altri settori, il Carso ha prodotto un modello virtuoso per una biosfera in crisi, radicalmente estraneo al crescente sfruttamento terriero da parte di multinazionali agroalimentari in giro per il mondo. In Carso non è la quantità di risorse di un territorio a renderlo speciale, ma la qualità del suo lavoro con le mani, dei suoi metodi ecologici, del suo prodotto. Quello dei kmet rossi è anche buono come modello per una nuova società locale, dove non dominano grandi aziende multinazionali, pochi marchi e pochi ricchi, ma dove aziende famigliari legate alla terra creano autosufficienza per loro stessi.

Questi kmet stanno inoltre creando un indotto sfaccettato per il territorio. Sulla loro attività, infatti, loro stessi ed altri stanno creando tra gli altri: servizi di ristorazione tematica ‘a chilometro zero’; pacchetti di turismo green; corsi, eventi ed esperienze di formazione sulla cultura della Terra, sulla cucina tradizionale e sul gusto; servizi di ‘agricoltura sociale’ ovvero di formazione e recupero in fattoria rivolti a persone con svantaggio.

THE ANSWER, ODGOVOR, LA RISPOSTA 

Propongo che le energie di questo nostro Carso ispirino le risposte ad una società globale indrio co le carte e tanto più per la nostra società locale nel suo complesso.
Suggerisco alcuni sentieri di sovvertimento da intraprendere.

DSCN8873_3703A) Nuova orticoltura e nuova agricoltura

Qua mi riferisco a quelle migliaia di ettari di campi agricoli persi negli ultimi 50 anni e da riutilizzare. I kmet rossi e i sindacati contadini Kmečka Zveza e Coldiretti, a cui va dato il totale sostegno, da anni chiedono al governo regionale di rendere più semplici le norme di accesso alla terra. Nella prossima programmazione di fondi europei per la campagna, è probabile che il GAL Carso andrà a sostenere le nuove e micro-imprese agricole. Ma il primo passo è iniziare ad avere un orto, fare un’esperienza di formazione in un’azienda agricola, mettere le mani in terra, non solo comprare ma anche comprendere i prodotti degli agricoltori locali: atti di solidarietà reale verso l’ambiente, gli agricoltori, noi. Le opportunità sono tante, se uno vuole ricavarsele. A partire dai corsi già esistenti e dalla messe di informazioni online, oggi dovrebbe essere facile partire con un vrt, una vigna o un alveare.

B) Formazione verde e turismo esperienziale

E’ l’ultima frontiera del turismo far entrare i foresti in contatto con l’identità locale e i “saper fare” pratici locali degli agricoltori, degli artigiani e dei cuochi. Se ci ben pensate, tali conoscenze utili per il mercato turistico sono le stesse conoscenze che vanno valorizzate per riorganizzare la società. Sia Joseph che CarsoNature (www.joseph.land e carsonature.wordpress.com) hanno online un calendario di eventi di formazione dedicati alla cultura del territorio, fatti per esempio di corsi da scalpellino, corsi di orticoltura, trekking alla ricerca di erbe officinali, incontro coi vignaioli di alcune eco-cantine, corsi di cucina. Progettare, animare e promuovere corsi ed eventi come questi, sta più nelle corde dell’attuale cittadino che dell’agricoltore ed è un altro fantastico modo per tornare avanti co le carte.

C) Agricoltura sociale

Per iniziativa di Dario Parisini e Paolo Righini della cooperativa Querciambiente da due anni esiste anche in Provincia di Trieste il Forum dell’Agricoltura Sociale. Il loro obiettivo è quello di organizzare nelle aziende agricole percorsi di formazione e recupero per persone con svantaggio, come i disoccupati. Chiamati in causa sul palcoscenico del Carso non sono solo gli emarginati ma sono i servizi sociali di molti enti pubblici locali e gli agricoltori del territorio: molti hanno risposto con interesse, non solo l’azienda agricola di Marrucelli a Repen, cioè la prima fattoria sociale ‘ufficialmente’ riconosciuta.

VALUES VREDNOSTI VALORI

La prospettiva di rivoluzione che ho disegnato fin qua non solo è romantica: è l’unica prospettiva main-stream possibile per la generazione degli under 40 triestini e carsolini dalla scolarità medio alta, a meno che non vogliano morire condannati in quel loop suicida di flessibilità e frammentarietà.

DSCN8805_3635Questa generazione ha delle capacità interpretative uniche ovvero uno sguardo doppio: ha la dote di una visione cosmopolita cioè può parlare col mondo, ma ancora mantiene dei brandelli di memoria dei propri nonni, di quel retaggio di sapienze pratiche e terra. Gli under 40 hanno il compito di ricucire quegli ettari di terra rossa coltivati con quegli ettari agricoli persi, di redimere definitivamente lo strappo tra Trieste e Carso, di parlarsi davvero e di ammettere che, dopo tutto, la terra rossa come terapia non è un’idea buona solo per i servizi sociali del Comune, ma per ognuno di noi e per il Litorale più che mai. Ed è un grande messaggio per il mondo.

A fare la rivoluzione delle nostre vite saranno le volontà fuse insieme di chi è riuscito a dedicare del tempo all’obiettivo, ne parla in un campo di terra, in una cucina, in uno spazio dedicato al sovvertimento. Di noi, quando decideremo di muoverci collettivamente su questo sentiero.

BIBLIOGRAFIA
– Emmot, S. (2012). Dieci Miliardi. Il Mondo dei Nostri Figli. Feltrinelli
– Istat (2015). Occupati e Disoccupati. Rapporto trimestrale.
– Parmegiani, P. (2014). ‘Aspetti agricoli del territorio triestino: evoluzione storica e prospettive future’ in Le Potenzialità di Sviluppo dell’Agricoltura Sociale in Provincia di Trieste. A cura del Forum Agricoltura Sociale

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