Marco Sara, bevibilità, territorialità, sensibilità e profondità

30 marzo 2014
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Sulle tracce di quei vini che amo e di cui scrivo ultimamente, mi ritrovo a incontrare Marco Sara, vignaiolo nei Colli Orientali del Friuli, a Savorgnano del Torre, comune di Povoletto.

I vini e le persone.
Preferisco bere i vini di persone che ho conosciuto, con cui ho parlato e condiviso pensieri e bicchieri. Sono cose imprescindibili, momento di crescita e conoscenza.
I vini. Parlo, seguo e mi sento vicino a quelli che di questi tempi vengono definiti vini naturali, e ad alcuni non sarà sfuggito il mio trasporto per i vini passiti.
Bè, Marco Sara è la sintesi di tutto ciò.
Persona giovane e intraprendente, Marco, da circa 14 anni al timone dell’azienda, lavora con cura la propria terra e le proprie idee.
I risultati sono ottimi, ma il lavoro enorme. La fatica è quella del lavoro in vigna, ma anche quella del dover promuovere un prodotto particolare. Per farlo bisogna spingere, e Marco Sara gira letteralmente il mondo fra fiere di settore e giri promozionali. Di recente è stato in Giappone, presto sarà a Londra, passando per il ViVit (Vinitaly) e VinNatur.

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I vini.

L’azienda Marco Sara lavora per lo più sui vini autoctoni, inizialmente focalizzata sui vini passiti, sta pian piano sviluppando un’interessantissima produzione di vini secchi.
In principio erano il Picolit e il Verduzzo, ora Marco fa anche dei convincenti vini secchi come il Refosco, il Cabernet Franc, lo Schippettino e ancora il Tocai Friulano.
I risultati rispecchiano perfettamente quello che Marco pensa e fa.

Bevibilità (un vino bevibile e digeribile), Territorialità (un vino espressione di un territorio e della sua cultura), Sensibilità-Umanità (un vino che rispecchia una persona e rispetta quello che lo circonda), Profondità (data dalla radici profonde delle vecchie vigne): queste, in sintesi, le caratteristiche della nostra idea di vino naturale” – dal sito marcosara.com.

E nei vini assaggiati abbiamo ritrovato tutto ciò. Certo il vino è un cammino, ma Marco è già a buon punto.

Ecco una sintesi dei vini che abbiamo provato.

Cabernet Franc 2012. Vendemmia a fine ottobre, quasi in surmaturazione, 20 giorni di macerazione in acciaio. La fermentazione è poi avvenuta in barrique usate con esclusivi lieviti indigeni, con conseguente affinamento di un anno. In bottiglia ci è andato nell’autunno 2013, senza chiarifichi o filtrazioni.

Erba alta 2012. Tocai Friulano 90%, 10% pinot grigio. Vino particolare, un Friulano diverso e deciso. La vendemmia è avvenuta in più fasi. Il 30% delle uve è stato fatto andare in surmaturazione e vinificato a parte, poi le due parti sono state assemblate in legno e affinate per un anno. In bottiglia dall’autunno 2013. Ovviamente c’è stato esclusivo uso di lieviti indigeni.

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Verduzzo 2012. Ecco il passito. Verduzzo friulano. Vendemmia manuale a fine settembre 2012 e seguente appassimento fino a dicembre, per circa tre mesi. Marco ha poi eseguito una pressatura verticale e infine parte la vinificazione, con la fermentazione sui lieviti indigeni. Vinificazione e affinamento svolti in barrique.
Dolce con discrezione, ha dei profumi persistenti al naso e in bocca. Non invadente, ma corroborante, è la delizia da tirar fuori a fine pasto, per i tradizionalisti, a tutto pasto per gli amanti.
Mi piace l’etichetta dalla grafica essenziale e caratterizzante. Mi piace il vino, e decisamente approvo la scelta di uscire con una bottiglia da mezzo litro, invece che la classica mezza bottiglia!
In sintesi, ottimo!

Grande assente il Picolit; finite le vecchie annate, mentre l’ultima deve ancora uscire e quindi ci ritorneremo (forse sarà presente alle prossime fiere.

Piccola nota. Se capitate a Tokyo, magari, in qualche enoteca attenta potreste trovare i vini di Marco, come quelli di Renčel, ma a Trieste? Niente, nessuno. Piccola nota di rimprovero agli osti della città…ma vedremo di cambiare la situazione.
Intanto, se vorreste scambiare qualche chiacchiera con Marco Sara o con sua moglie, lo troverete dal 6 all’8 aprile a VinNatur, presso Villa Favorita, Sarego, e dal 7 aprile al Vinitaly.
Altrimenti l’alternativa migliore rimane sempre la visita in cantina.

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