Damijan Podversič o del seme, della terra e della vigna

21 marzo 2014
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Un plauso all’Onav Trieste per aver organizzato una serata incontro con Damijan Podversič e i suoi vini.

Una degustazione riuscitissima, e diciamolo, non allineata a certi vini convenzionali e consolatori.

Podversic cattura subito l’attenzione, è lui a condurre la serata, con un uditorio mai così partecipe, fra domande di approfondimenti, perplessità e apprezzamenti.

 

Damijan ci porta nel suo mondo fatto di “terra, seme e vigneto”, solo così nascono i grandi vini.
Questi sono i capisaldi del lavoro di Podversič; chimica e sistemici stanno da un’altra parte; la qualità e la riuscita dipendono da salute e bellezza delle uve portate in cantina. Dopo si può solo rovinare il lavoro fatto in precedenza, sostiene il vignaiolo.
Maestro e ispiratore di molti vignaioli “naturalisti”, Podversič si smarca un po’ dalla definizione “naturale”, chiedendoci/si cosa sia effettivamente naturale.
Per capire la persona Podversic, lui è uno che fa biologico vero, ma che non vuole la certificazione, per scelta, per non allinearsi a certo biologico industriale.

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Il suo modo di fare vino trascende queste definizioni, così come sente fuorviante la definizione di Orange wines per i vini bianchi macerati, “se un mio vino vira all’arancione, ecco che quel vino ormai ha iniziato l’ossidazione e non sarà più il mio vino” sostiene.

La degustazione prevede solo vini bianchi, bianchi macerati, orange per l’appunto.
I vini di Damijan sono di un giallo intenso, carichi, leggermente ambrati. L’orange non c’è, solamente sull’uvaggio Kaplja 2005, ho notato una leggera viratura all’arancio, ma di ossidazione nessuna traccia.
Nel bicchiere il vino è elegantissimo e grande. I profumi arrivano diretti e intensi.
I vini sono completi ed armonici, nel senso che corpo, struttura, aromi, alcol e acidità costituiscono una cosa sola, equilibrata.
Frutta matura, quasi passita, miele, fiori e molto altro.
Podversic, giustamente, ama gli autoctoni e nella serata abbiamo assaggiato nell’ordine il Nekaj 2009 (tocai friulano), Malvasia 2009, Kaplja 2009 e 2005 (uvaggio di chardonnay, tocai e malvasia) e gran finale con la Ribolla 2009.
Per dirla con le parole di Damijan l’annata 2009 ha dato vini più rock, ad alto volume, diretti, mentre il 2005 proposto, assieme al delicato e prezioso regalo della botrite nobile, ha regalato vini Beethoven, che entrano piano, si allargano in bocca e non ti lasciano più.

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La serata finisce bene con Damijan Podversič che si siede al tavolo con noi e sorseggiando una bottiglia di Rebula, parliamo a ruota libera di vino e cibo, in modo sincero e aperto.
Chiudiamo questa bella serata con un vino emozione, vero cibo per l’anima, come dice Podversič.

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