Josko Renčel e il piacere dello smarrimento (ep. 1)

16 dicembre 2013
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Lascio sempre passare qualche giorno fra una visita in cantina e la stesura del successivo pezzo.
Un po’ perché il tempo è sempre poco, un po’ per raccogliere le idee e mediare le sensazioni.
Mi metto alla scrivania, apro il taccuino degli appunti e ricostruisco i ricordi con le parole annotate e con l’aiuto delle foto.
Questa volta il tempo è passato e ho lasciato sedimentare le mie percezioni, ma senza ricorrere ad alcun appunto, per ora.
Ripensandoci è così che ho partecipato alla visita alla cantina di Josko Renčel. Lasciandomi portare dagli eventi, che in questo caso sono i vini.
I vini di Josko parlano.
Il trovarsi davanti a dei vini così particolari e dalle connotazioni sì carsoline, ma con un’anima votata alla prova e all’esperimento, vini dalla forte personalità e particolarità, dà sempre un piacevole senso di smarrimento e di spaesamento.

Josko Renčel, Dutovlje/Duttogliano. Carso/Kras.
Trasuda amore per la terra e per i vini che fa.

La cantina Renčelè al centro del paese, a due passi dal campanile e dalla piazza principale.
I suoi vigneti sono sparsi nelle vicinanze di Dutovlje, sono giovani e anche vecchi.
Sono autoctoni, ma anche internazionali.
Josko ha tutti i “nostri” vini. Malvasia, Vitovska (poca) e Terrano. Ma spicca anche per le bacche alloctone. Chardonnay, Sauvignon, Merlot, Cabernet Sauvignon e chissà cos’altro…
Uve che si tramutano in bottiglie per tutti i gusti.
Si, perché aggirandosi per gli spazi della cantina si trovano bottiglie di tutti i tipi e le annate.
Josko è uno che ci prova, e con cognizione a sentire i risultati.
Non è un tipo da calendario, certo. Non un abitudinario. Ogni anno Josko cura al massimo le proprie vigne, con grandissimo rispetto per la pianta e quindi per l’ambiente.
E poi c’è il lavoro lungo, quello che serve, da fare in cantina. Quello che serve e necessita il vino, non programmabile per l’appunto.
Qualcuno li chiama vini naturali, direi semplicemente vini fatti con la sensibilità e la passione.
No lieviti aggiunti, no filtrazioni, no chiarifiche. Solforosa minima. Vini insomma.

Veniamo accolti nell’ampia corte. Subito salta all’occhio il gran numero di cassette con l’uva ad appassire. È per i passiti certo, ma anche per un vino secco passito, come dice Josko, Amarone style. Rompiamo il ghiaccio e dopo qualche minuto entriamo in quella che lui chiama la sua tana!

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Una piccola stanza accogliente. Tavolo in legno, bottiglie e bicchieri.
Spero di non tralasciare nulla, ma Renčel non ci fa mancare nulla.
Con una scaletta di assaggio eretica!
Ci offre i suoi vini con generosità, abbinandoli ad alcuni interessanti salumi.
Andiamo con il Teran 2011 (annata che regalerà soddisfazioni), viola intenso, bevibile, elegante con classiche note di frutta di bosco.
Il Terrano proviene per lo più da vigne vecchie e, come tutti i vini, parte da un minimo di un anno di botte.

E arriva la prima sorpresa. Pinot nero del Carso, anno 2008. Un vitigno non proprio carsico, anzi. Risultato di una vendemmia matura e di un’estate strana, con molti cambiamenti ed escursioni, ha fatto tre anni di botte e poi ha continuato l’affinamento in bottiglia.
Alta gradazione e risultato pieno e teso, per un vino assolutamente desueto per il territorio.

Cuveè bianca 2009. Malvasia, Chardonnay, Sauvignon. Bottiglia aperta da un po’. Bianco macerato, elegante e corposo. Non dà scampo e seduce. 2 anni di botte e un po’ di acciaio, risultati floreali e aromatici sia in bocca che al naso da invidia. Il Sauvignon si sente appena e i suoi sentori tipici non prevalgono, ma arricchiscono.

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Sauvignon 2010. 14 gradi. Non sono amante di questo vitigno, anzi. Ma tempo fa Josko mi aveva fatto assaggiare un 2006, che mi aveva fatto ricredere. Quindi, tendenzialmente non amo il Sauvignon, eccezion fatta per quello di Renčel.
Eccoci al 2010. Renčel sostiene che un Sauvignon così non gli veniva dal 1998. 5 giorni di macerazione, ribes nero e sambuco al naso, aromi lunghi e persistenti. Josko dice che non è difficile fare il Sauvignon, ma viene sempre diverso.

Malvasia 2011. 14,5 gradi. I ricordi si fanno più labili, i contorni sfumati. Un vino carico e sapido, dalla grande bevibilità.

Kras Cru 2006. 60% terrano, 20% merlot, 20% cabernet sauvignon.
Eccoci al vino Amarone style. Una bottiglia importante. Da sola fa la tavola. Un vino da fine pasto.
Che dire, la sorpresa. Vino nero, come si dice da queste parti, intenso, corposo e vinoso, ricco di aromi e profumi.
Stare con Renčel qualche ora è stato come per un bambino andare in un bellissimo parco dei divertimenti. Non sembri offensivo il paragone, qualche volta è calzante.
E questo vino è stata la giostra che non ti aspetti.

In fondo…
Il motivo forse principe per la visita a Josko.
I passiti. Da un po’ di tempo in qua, li adoro.
E Renčel è uno dei pochissimi che li fa con certi risultati qua in zona.

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Zlate Solzice 2003. 9 gradi. Malvasia passita in purezza. 8 anni di legno. E di tutto dentro. Si sente il calore del sole, la frutta matura, il miele. Manca solo il formadi frant…

Negra 2004. 10,5 gradi. Stesso uvaggio del Kras Cru. 8 anni di legno. Ciliegie, frutta rossa, caldo e avvolgente. Vino particolare, un passito rosso che non ti aspetti e che mostra la versatilità del Terrano. Oltre il solito sfuso o gli annacquati liquori.

Ci lasciamo con un appuntamento per gennaio. E tante altre sorprese, come il Passito Solera…

To be continued…

Se volete un bicchiere diverso per le feste.
Trovate Renčel qua. A Dutovlje 24.
rencelwine@gmail.com

Buone Feste!

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